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BAR BARTHES, di Marco Mondino. 2: Linee biografiche

Roland Barthes

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Bar Barthes, di Marco Mondino

2: linee biografiche

«Ogni biografia è un romanzo che non osa dire il suo nome»

Roland Barthes, Autopresentazione.

Mettere ordine e raccontare una vita richiede sempre delle scelte e un’opera di selezione. Si ritagliano così quei frammenti e quegli eventi che in qualche modo risultano essenziali.

Barthes sembra aver parlato molto di sé, ha scritto un’autobiografia per frammenti in cui il suo sistema di idee e i risultati del suo pensiero si mescolano a ricordi di vita e ha anche rilasciato diverse interviste in cui torna a riflettere sulla sua infanzia, sui suoi libri e sul suo percorso intellettuale. La lettura di alcuni scritti dello stesso Barthes torna allora utile per provare a delineare una biografia, che non può essere esaustiva ma che tenta in qualche modo di tracciare un percorso.

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Barthes nasce a Cherbourg il 12 novembre del 1915, dopo la morte del padre si trasferisce con la madre a Bayonne dove abitano i nonni materni. Questa città occupa un posto particolare nella sua memoria.

È il luogo che sembra custodire l’immaginario dell’infanzia ma è anche lo spazio in cui Barthes scopre le sue prime passioni: la lettura e la musica. A Bayonne trascorre i suoi primi anni e i periodi estivi dell’adolescenza, qui legge moltissimo, prende i libri in prestito in una piccola biblioteca e inizia a suonare il piano prendendo lezioni dalla zia.

«Bayonne mi ha particolarmente segnato, intanto perché è molto graziosa, ma soprattutto perché è una città che definirei tipicamente provinciale, come quelle descritte dai grandi romanzieri francesi –penso ovviamente a Balzac e a Proust» (L’ultima solitudine, pp. 449-450).

La musica e il pianoforte sembrano così essere una passione intima che ritorna periodicamente, una persistenza su cui lo stesso Barthes si sofferma:

«Ogni volta che da lontano sento suonare un piano, infatti, tutta la mia infanzia, la nostra casa di Bayonne e persino la luce di Sud-Ovest fanno irruzione nella mia sensibilità» (Ricordi di Piano, p. 457).

A partire dal 1924 Barthes si trasferisce a Parigi con la madre, ma nel 1934 a causa di una tubercolosi polmonare lascia per un breve periodo la capitale e va in cura nei Pirenei, a Bedous, nella valle d’Aspe. Qui legge Balzac, Mauriac, Giraudoux e Proust, scrittore che ha rivestito un’importanza fondamentale in tutta la sua vita. Ritornato a Parigi studia lettere classiche e fonda un gruppo teatrale che mette in scena alcune tragedie antiche.

Dopo una ricaduta polmonare entra a far parte di un sanatorio studentesco. In questo periodo approfondisce gli scritti di Marx, Sartre e inizia la ricerca su Michelet. Gli incontri e le letture di questi anni sono decisivi per la sua formazione intellettuale.

A Leysin, nella clinica universitaria dove risiedeva, incontra Fournié, un anziano tipografo che gli parla del marxismo e nel ’46 entra in contatto con Maurice Nadeau, grazie a lui inizia la sua collaborazione con la rivista «Combat».

Ad Alessandria d’Egitto, dove occupa l’incarico di lettore all’università, conosce Greimas.

Il semiologo lituano lo introduce alla lettura degli autori fondativi della linguistica strutturale: Saussure, Hjelmslev e Jakobson. Barthes approfondisce anche il lavoro di Benveniste e, di nuovo a Parigi, svolge l’attività di ricercatore in lessicologia. Collabora con riviste come «France Observateur», «Esprit», «Les Lettres nouvelles», «Critique».

Nel 1953 esce Le degré zéro de l’écriture, il libro viene pubblicato da Seuil, casa editrice a cui resterà legato. In questi anni inizia anche la sua intensa attività di critica teatrale per la rivista «Théâtre populaire» e si avvicina all’opera di Brecht, altra figura chiave nel suo percorso intellettuale.

«Brecht è sempre molto attuale per me […]. La sua esemplarità ai miei occhi, a essere precisi, non attiene né al suo marxismo né alla sua estetica (benché l’uno e l’altra abbiano una grandissima importanza) ma dipende dall’unione di queste due cose: dalla congiunzione, cioè, di una ragione marxista e di un pensiero semantico; si trattava di un marxista che aveva riflettuto sugli effetti del segno: cosa rara» (Autopresentazione, p. 11).

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L’interesse per la semiologia, la letteratura, la pubblicità, il cinema e la cultura di massa trovano spazio nelle “Petites mythologies du mois” rubrica che Barthes tiene per «Les Lettres nouvelles». Le sue riflessioni diventano così uno dei libri più famosi: Miti d’oggi.

Dal ’62 al ’77 compie le sue attività di ricerca nella Cattedra di Sociologia dei segni, dei simboli e delle rappresentazioni all’École des Hautes Études en Sciences Sociales.

L’opera e l’attività intellettuale di Barthes si afferma sotto l’influenza di autori a lui contemporanei come Lévi-Strauss, Lacan, Todorov, Genette, Derrida e Kristeva.

Importante è a questo proposito la collaborazione con la rivista «Communications» e la più impegnata «Tel Quel».

Durante questi anni pubblica opere come Sur Racine e gli Essais Critiques ricevendo attacchi dalla critica letteraria tradizionale rappresentata in primo luogo da Raymond Picard. Questi inoltre sono gli anni in cui Barthes viaggia molto. Per un periodo si trasferisce in Marocco con la madre, dove tiene dei corsi sull’analisi dei racconti di Proust e Poe, altre mete importanti sono il Giappone, la Cina e la Tunisia. Così, questi allontanamenti costanti dal centro parigino diventano occasioni per nuovi scritti e nuove analisi.

C’è in Barthes l’esigenza e il bisogno di mettere continuamente in discussione il suo lavoro e di sperimentare nuovi campi e direzioni della propria ricerca intellettuale.

Nel 1975 scrive di sé in Barthes par Roland Barthes dove traccia anche un bilancio dei suoi studi e delle sue opere, a questo libro segue il famoso Fragments d’un discours amoureux.

In lui ritorna continuamente la passione per la musica e nella sua intimità si dedica anche alla pittura, mescolando sapientemente calligrafia ed arte. La sua omosessualità si rivela compiutamente con Incidents, opera postuma che mostra alcuni motivi della sua sfera privata. 

 

Nel ’77 assume la cattedra di Semiologia letteraria al Collège de France. La lezione introduttiva, tenuta il 7 gennaio, desta tantissima attenzione non solo da parte del mondo accademico, a conferma dell’importanza che Barthes riveste nel panorama culturale francese.

Nell’ottobre di quello stesso anno muore la madre, figura chiave ed emblematica.

Barthes torna alla scrittura breve collaborando per «Le nouvel Observateur» con una rubrica intitolata “Chroniques” e si dedica al suo ultimo e intenso libro La camera chiara, dove la riflessione sulla fotografia si accosta al ricordo della madre scomparsa.

Il 25 febbraio 1980, uscendo dal Collège de France, è investito da un furgoncino e il 26 marzo successivo, dopo alcune settimane di agonia, muore.

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Autopresentazione, L’ultima solitudine e Ricordi di piano sono contenuti nella raccolta a cura di G. Marrone, Scritti. Società, testo, comunicazione, Einaudi, Torino 1998. Testi consultati: Barthes, di Roland Barthes, Einaudi, Torino 1980; e G. Marrone Il sistema di Barthes, Bompiani, Milano 2003.

Bar Barthes, di Marco Mondino

2: Bar Barthes, linee biografiche

1: Linee programmatiche

2: Linee biografiche

3: Lingua, stile, scrittura

4: Dieci ragioni per scrivere

5: Il fibroso

6: Emicranie

7.1: Imitazioni

7.2: Pittura, scrittura, cucina

8: La scrittura del visibile

9: Barthes recita!

10: Scrivere

11: L’occhio inesperto

12: Barthes il centenario

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Bar Barthes, di Marco Mondino

Un tentativo di esplorare con cura il pensiero di Roland Barthes attaverso i suoi libri, condotto attraverso lo sguardo attento e interrogante di chi si accosta a Barthes decenni dopo la scrittura delle sue opere. Marco Mondino apre il suo Bar su FN, con un gesto ambizioso e pacato, che vuole dar conto di tutti i testi di Barthes pubblicati in Italia -presentati, nelle illustrazioni, nelle loro prime edizioni-, uno per uno, cronologicamente; ai post monografici se ne affiancheranno altri, più mossi, inaspettati, d’occasione. Concluso, con la pubblicazione degli inediti più personali, il tempo presente di un autore che ha segnato profondamente almeno tre decenni del pensiero culturale, il Bar Barthes si propone di inziarne una rilettura, informativa, puntuale, divertita. 

 

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